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20 Agosto
La marcia verso il Campo 1 (mt. 4345) é cominciata. Con noi ci sono Nigmar,
l'interprete, un cavallante ed un paio di robusti e mansueti cavalli che la
sera precedente ci siamo premuniti di affittare dal capo del villaggio. |
20 Agosto
Cavalli...
Capo villaggio...
Ci sembra di essere finiti una voragine persa nel tempo e solo il nostro
abbigliamento ci convince di trovarci ancora nel Ventesimo Secolo. |
20 Agosto
Risalire le vallate costituisce davvero un piacere non solo perché le
pendenze sono docili ma anche perché gli scenari sono di una bellezza ancora
incontaminata. |
21 Agosto
Unico segno di altra presenza umana sono le tende dei pastori, scure sagome
adagiate nel verde dei pascoli d'altura. Povere esteriormente ma, dentro,
ricche di calore umano e di senso dell'ospitalità.
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Vallate sconfinate si aprono ai nostri sguardi.
Almeno tre volte al giorno ci sembra di scorgere il colle che ci consentirà
di divallare. Ogni volta ci sbagliamo, a causa di questi spazi sconfinati
cui gli occhi non sono abituati e che sfalsano le distanze.
Ma la solitudine non è completa.
A volte il lontananza ma a volte vicinissime a noi si scorgono le tende dei
pastori, bruni coni di pelli di yak dal cui foro centrale fluisce il fumo
della vita. Si tratta di gente avvezza alle fatiche ed alle privazioni della
vita di montagna che tuttavia ha innato in sé il senso dell'ospitalità e che
non lesina spontanea ospitalità ai pur rari viandanti. Non è insensato
pensare di essere i primi occidentali che i loro bambini hanno avuto
l'occasione di incontrare.
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21 Agosto
Gli Yak.
Sono loro la principale e praticamente unica fonte di sostentamento dei
pastori nomadi degli altipiani tibetani. Non sono rari gli incontri con
questi bovini dall'aspetto imbronciato.
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21 Agosto
Campo 2, quota 4850.
La tenda con veranda prestatami dall'amico Claudio, tanto derisa durante i
preliminari, risulterà quanto mai utile per preservare le scorte di cibo dal
maltempo. |